salgo in casa e riscendo come un tappo di champagne.
gli ultimi tre scalini li lustro di orgoglio e aspettativa e di quella felicità tutta mia che non mi devo disturbare a spiegare agli altri.
cammino piano col cappuccio in testa e le mani affondate nelle tasche, nella mia bolla di non-fretta, non-ansia, non-riconoscibilità, non-impegno.
distendo bene i passi, tiro fuori una punta di lingua per assaggiare la sera che mi corre intorno, la luce gialla e storta dei lampioni, il freddo mosso di fanali e falde di cappotti, tutti molto più agitati di me.
guardo la vetrina a lungo prima di entrare, pregusto, rimando, accarezzo la testolina della mia amica pazienza, le dico: grazie dell'aiuto, anche questa volta ci siamo.
entro, saluto, sorrido, inspiro, passeggio tra gli scaffali, non chiedo, anche questa volta ti voglio trovare da sola, anche questa volta la posizione che hanno scelto per te mi dirà che creatura sei diventato, sotto che foggia ho da intenderti, chi ti ha fatto compagnia da vicino prima che arrivassi a prenderti.
non so che faccia hai, ma ti vedo quasi subito: lo spazio è poco, tu urli forte dal centro di una pigna sbilenca.
nessun cartello, nessun maggiordomo in livrea a presentarti, nessuna fanfara che ti accompagna, solo gli occhi di un ippopotamo e tanta acqua blu, quanta dolcezza tutta insieme.
prendo il terzo dalla pigna sbilenca, controllo che non ci siano macchie, pagine appiccicate, strappi o ferite.
accarezzo la copertina, accarezzo tutte le parole che contiene, accarezzo la mano che le ha scritte, accarezzo la dimensione parallela in cui mi porteranno, ancora una volta, me sola, unica destinataria e unica abitante del castello.
ti nascondo sotto un altro libro, dissimulo, scherzo con la libraia che mi dà pareri e consigli sulle nuove uscite, prende in giro gli scrittori sopravvalutati, parla di te come fossi uno dei tanti, solo un po' più bravo.
mi riaggancio la zip del piumino, saluto, sorrido, inspiro, ti abbraccio con una mano e ti porto a casa con me nella sera gelata e gialla e storta di lampioni.
ti lascerò sul comodino un paio di giorni, sotto il telecomando dello stereo e lo smalto rinforzante, a impiastricciarmi il piano di voglia di leggerti e terrore di finirti subito.
poi, come tutte le cose belle, a un certo punto mi sarai necessario e inevitabile.
impacchetterò tutte le aspettative e le chiuderò in un cassetto: e saremo solo io e te.
in mezzo a noi una storia così semplice da chiedersi perchè nessuno l'aveva ancora raccontata, una manciata di personaggi così veri da domandarsi perchè non li ho mai incrociati per strada, una quantità di parole incastrate insieme in quel modo che non ti aspetti, ma che è l'unico che mi pare possibile.
come posso spiegarti ad altri che a me stessa, nic, cosa vuoi che dica.